Le stufe a pellet occupano ormai una posizione stabile tra le soluzioni scelte per riscaldare casa in Italia, grazie a una resa elevata e a una gestione che richiede poche attenzioni quotidiane. Con l’avvicinarsi della stagione fredda molte famiglie tornano a valutare un apparecchio nuovo, e chi abita in una casa ampia, distribuita su più stanze oppure su due livelli, si trova davanti a un’esigenza in più, cioè far arrivare il calore anche negli ambienti diversi da quello in cui la stufa viene collocata.
A questa richiesta rispondono le stufe a pellet canalizzate. Sul corpo macchina sono ricavate una o più uscite supplementari, e i ventilatori spingono l’aria riscaldata dentro condotti che corrono nelle pareti, nei controsoffitti oppure a vista, per poi restituirla attraverso bocchette applicate negli altri ambienti, comprese le stanze di un piano diverso. Un unico apparecchio riesce così a servire più locali insieme, con un solo carico di combustibile e una sola manutenzione da seguire.
La scelta di un modello canalizzato richiede però qualche valutazione in più, perché riguarda la potenza, il numero di vie di canalizzazione, la collocazione della stufa e delle bocchette e il modo in cui il calore viene regolato stanza per stanza. Conviene affrontare i quattro aspetti nell’ordine, dato che ognuno condiziona il successivo.
Quanti kW scegliere in base ai metri quadri
Indice di Riferimento
Il primo aspetto da considerare quando si sceglie una stufa a pellet canalizzata è la potenza, e il calcolo va fatto sulla somma di tutti gli ambienti che le vie andranno a servire, non sulla sola stanza in cui l’apparecchio viene collocato. Il riferimento pratico è un fabbisogno di circa 35 W per metro cubo, quindi con soffitti alti 2,70 metri servono all’incirca 9 kW per 100 metri quadri, 12 kW per 120, 15 kW per 150 e 18 kW per 180.
Su quella base vanno applicate due correzioni. Se l’abitazione è una villetta indipendente, oppure si trova in una zona climatica fredda, oppure ancora ha serramenti vecchi a vetro singolo, conviene salire di una taglia rispetto al valore calcolato. Se invece si tratta di un appartamento intermedio, protetto sopra, sotto e ai lati da altre unità riscaldate, la taglia inferiore basta. Salire oltre il 20% rispetto al fabbisogno reale non porta vantaggi, perché una macchina troppo grande lavora quasi sempre al minimo.
Il secondo valore da valutare è la potenza minima, cioè il livello più basso al quale l’apparecchio riesce a funzionare in continuo. Un valore intorno a un terzo della potenza massima indica una buona capacità di modulazione e consente di tenere la stufa accesa anche in autunno e a primavera, quando il fabbisogno scende a una frazione di quello dei mesi rigidi.
Per disporre di un’ampia varietà di scelta è possibile orientarsi verso un produttore di riferimento come Hotomatic, azienda specializzata che progetta e costruisce i propri apparecchi in Italia e li vende direttamente online, con una linea di canalizzate che copre le principali taglie dai 9 ai 18 kW.
Quante canalizzazioni per riscaldare ambienti distanti?
Il secondo aspetto da valutare è il numero di canalizzazioni. La distribuzione dell’aria dà il meglio nelle abitazioni ampie, dove il calore deve arrivare a stanze lontane dal punto di installazione oppure salire a un piano diverso. In queste situazioni la scelta si sposta sul numero di vie di canalizzazione, cioè le uscite dedicate da cui l’aria calda parte verso gli altri ambienti, e in commercio si arriva fino a modelli con tre e quattro uscite.

Il numero di vie va messo in rapporto con l’aria che la stufa riesce a spingere nei condotti. La portata disponibile, cioè il volume d’aria che il ventilatore movimenta, si distribuisce tra tutte le uscite aperte, e lungo il percorso entra in gioco la perdita di carico, la resistenza che il tubo oppone al passaggio dell’aria, che cresce con la lunghezza e con il numero di curve. La distanza utile che una canalizzazione ben eseguita copre si colloca tra gli otto e i dieci metri per via.
L’indicazione pratica che ne deriva è di scegliere una via sola quando la stanza da servire è una, e due vie quando gli ambienti sono due o più, distribuendo su di esse le bocchette necessarie. Due uscite ben dimensionate coprono il fabbisogno della grande maggioranza delle abitazioni e restano dentro i limiti di portata di una macchina di taglia domestica. La regola di installazione da rispettare in entrambi i casi è di coibentare le tubazioni, ridurre al minimo i cambi di direzione e tenere della stessa lunghezza le eventuali diramazioni, così che a ogni bocchetta arrivi la medesima quantità d’aria.
In questo segmento, una soluzione particolarmente interessante è Dolomiti 18 Kw, la stufa a pellet con doppia canalizzazione realizzata da Hotomatic, con cui è possibile riscaldare fino a 180 metri quadrati indirizzando le due uscite su ambienti distinti.
Dove collocare la stufa e a che altezza mettere le bocchette
Il terzo aspetto da definire prima dell’acquisto riguarda il tracciato, perché la resa dipende dal percorso che l’aria compie prima di arrivare in stanza. La stufa va collocata nella posizione più centrale che la planimetria consente, così da accorciare tutti i condotti, e il vincolo con cui fare i conti è la canna fumaria, che di norma determina la parete disponibile. Tra due punti entrambi praticabili conviene sempre scegliere quello che riduce il numero di curve, non quello che riduce i metri.
Per i condotti la misura da adottare è il tubo flessibile in alluminio coibentato con diametro da 80 millimetri, che sale a 100 o 120 millimetri sui tratti oltre i sei metri o quando la via serve due bocchette. Il passaggio dentro le pareti o nei controsoffitti è la soluzione da preferire in caso di ristrutturazione, mentre negli interventi meno invasivi il tubo va mascherato con finte colonne in cartongesso.
Le bocchette di mandata vanno collocate a metà altezza della parete, lontano da divani e scrivanie, dove il flusso d’aria risulterebbe fastidioso. Quando l’ambiente da servire si trova a un piano inferiore serve una sezione maggiorata e una velocità di mandata più alta, perché l’aria calda tende a salire per conto proprio. Sui tratti che superano i dieci metri la soluzione da prevedere in fase di progetto è una ventola ausiliaria in linea, comandata dalla centralina della stufa.
Quali funzioni di regolazione servono davvero
L’ultimo aspetto da valutare riguarda il controllo delle uscite, che decide quanto calore arriva in ciascuna stanza a impianto acceso. La funzione che pesa di più è la gestione indipendente delle vie, che consente di ripartire il flusso per percentuali e di escludere del tutto un’uscita quando l’ambiente servito non è in uso. Un modello che regola le vie in blocco, senza distinzione, va bene solo quando le stanze servite hanno esposizione e metratura simili.
La seconda funzione da verificare è la sonda di temperatura per zona, che permette a ogni ambiente di raggiungere il valore impostato in autonomia, accompagnata dalla programmazione settimanale con fasce orarie differenziate tra giorni feriali e fine settimana. Il comando da applicazione risulta utile a chi rientra a orari variabili, dato che consente di anticipare o rinviare l’accensione a distanza.
Il dato che chiude la valutazione è la rumorosità, dichiarata in decibel secondo la norma EN 15036-1: un valore intorno ai 34 decibel indica una macchina silenziosa, mentre oltre i 40 la ventilazione si sente in modo netto nella stanza in cui la stufa è installata. La scelta finale premia il modello che tiene insieme la potenza calcolata sui metri cubi, il numero di vie corrispondente agli ambienti da servire e un livello sonoro compatibile con le stanze in cui si passa più tempo.
