La legge sul Made in Italy lascia alle Regioni il censimento dei prodotti artigianali tipici.
Trovi qui sei produzioni artigianali toscane.
Se ti interessa la moda, tre di loro ti riguardano da vicino, perché paglia, pelle e tessuto sono materiali che porti addosso.
Maiolica e alabastro, dall’argilla dell’Arno alla pietra di Volterra
Indice di Riferimento
Con una delibera dell’ottobre 2024 la Regione Toscana ha applicato quella legge, la 206 del 2023, e ha approvato un primo elenco di 58 produzioni artigianali e industriali tipiche non agroalimentari, come riporta intoscana. Le voci sono arrivate dalle associazioni di categoria della Consulta delle imprese, e l’elenco può crescere. Se produci con i requisiti, puoi chiedere al Ministero delle imprese e del Made in Italy l’indicazione geografica protetta.
La selezione di queste pagine non segue quell’elenco: ciascuna delle sei nasce da materie prime precise, in una parte riconoscibile della regione. Le altre tre stanno sugli scaffali di casa.
Se cerchi i prodotti artigianali toscani da mettere in cima alla lista, parti dalla maiolica di Montelupo Fiorentino e dall’alabastro di Volterra. Secondo VisitTuscany, il portale ufficiale della destinazione Toscana, a Montelupo la maiolica è prodotta dal Trecento con l’argilla delle rive dell’Arno. I decori, di ispirazione ispano-moresca, sono soprattutto blu e verdi. Quando trovi un piatto dipinto con questi due colori e con motivi di gusto moresco, chiedi da dove viene l’argilla, perché a Montelupo la risposta porta sempre alle rive del fiume.
L’alabastro di Volterra, una pietra bianca più malleabile del marmo, viene lavorato dai tempi degli Etruschi, e gli artigiani ne ricavano lampade, statuette e oggetti ornamentali pieni di dettagli. Se prendi in mano un pezzo artigianale puoi seguire con il dito le incisioni fin dove la pietra ha lasciato arrivare lo strumento, e quando scegli un oggetto per casa tienine conto.
A Colle Val d’Elsa e a Signa, cristallo e paglia
Colle Val d’Elsa deve al vetro e al cristallo il soprannome di Boemia d’Italia, legato alla produzione e all’incisione di entrambi. Una fabbrica di cristalli della città è attiva dal 1820. Guarda come la luce entra nei tagli di un calice inciso e capirai perché qui l’incisione conta quanto la produzione.
I coltivatori di Signa cominciarono nei primi anni del Settecento a seminare grano marzuolo per ricavarne paglia da intreccio. Quella paglia fece nascere i cappelli fiorentini, chiamati leghorn perché venivano imbarcati al porto di Livorno, e la loro fama arrivò in tutto il mondo seguendo le navi che li portavano via dalla costa toscana. La paglia è la prima da indossare fra le tradizioni che incontri qui, e per portarla con te basta un cappello.
Le calzature in vera pelle, l’eccellenza che si porta ai piedi
Poiché modelli, pellami, taglio e lavorazione restano in Toscana, come dichiara la formula «100% Made in Tuscany», le scarpe fatte a mano in Toscana di Cavallini entrano a pieno titolo in questa selezione, con il lavoro di oltre trenta artigiani. La firma «Arte calzaturiera dal 1964» compare accanto al nome del marchio. L’azienda lega anche la comodità ai suoi pellami. Infatti la tomaia si adatta alla forma del piede nelle prime uscite.

Le calzature sono in vera pelle a concia toscana, usata in ogni parte della scarpa: la tomaia, la fodera in pelle, la soletta e perfino il rivestimento del tacco. Made in Italy è per il marchio la marca d’origine nazionale. La calzatura entra con Made in Tuscany in un territorio e in una tradizione riconoscibili, ed è questa seconda dicitura a dirti da quale eccellenza dell’artigianato toscano viene la scarpa che hai ai piedi.
VisitTuscany mette la pelletteria del comprensorio toscano del cuoio fra i prodotti artigianali tipici della regione, accanto a ferro battuto, vetro, legno, carta e merletti. Secondo Italian Quality Experience, che ne scrive nel 2025, in Italia la concia al vegetale ha le sue radici soprattutto nei distretti di Toscana e Campania, e in Toscana proprio in quel comprensorio. È un dato del settore conciario nel suo insieme. Se vuoi conoscere da vicino la pelle a concia vegetale, segna quella zona sulla mappa del tuo viaggio.
Come nascono il panno casentino e i tessuti di Prato
Il panno casentino è un tessuto di lana follata, cioè infeltrita, e garzata, che VisitTuscany descrive come impermeabile e resistente, e lo indossavano pastori e boscaioli prima che dalla fine dell’Ottocento entrasse nella moda con cappotti e giacconi. Toccandone uno capisci a che cosa servivano i due trattamenti: la superficie compatta teneva lontana la pioggia da chi lavorava all’aperto.
La produzione di tessuti sostiene la crescita economica di Prato fin dal Medioevo, e le sue storie sono raccolte nel Museo del Tessuto. Prima di comprare una stoffa pratese, passa dal museo, perché vedere come Prato ha lavorato le fibre per secoli ti insegna a guardare una trama con più attenzione.
Fra le sei eccellenze, le tre che puoi indossare e portare a casa dalla Toscana sono la paglia di Signa, la stessa dei cappelli che dal porto di Livorno hanno fatto il giro del mondo, le calzature in pelle e i tessuti, dal panno casentino dei cappotti alle stoffe di Prato.
Visitare le botteghe aperte al pubblico con l’Atlante degli Itinerari
Toscana Promozione Turistica ha presentato l’Atlante degli Itinerari della Toscana Artigiana, dedicato a quattordici eccellenze produttive, nell’aprile 2026 alla 90ª edizione di MIDA, la Mostra Internazionale dell’Artigianato ospitata alla Fortezza da Basso di Firenze. L’ente ha presentato nello stesso anno anche la Carta dei Valori del turismo artigiano, con accoglienza, autenticità, varietà, cultura, design e sostenibilità fra i suoi punti, e puoi usarli come metro quando scegli quale bottega visitare e chiedi a chi ti accoglie come ne mette in pratica almeno uno.
Confartigianato Imprese Prato ha aperto al pubblico dal 4 al 10 maggio 2026 le botteghe artigiane aderenti, nel calendario Aziende Aperte del Ministero delle imprese e del Made in Italy, con visite guidate, lavorazioni mostrate dal vivo e workshop. È un esempio di come le botteghe pratesi si aprono al pubblico: per sapere se e quando riaprono, il riferimento resta il calendario del Ministero.
Arezzo è la tappa dell’oro: la città ha costruito la propria economia sulla sua lavorazione e ospita OroArezzo, mostra internazionale di oreficeria, argenteria e gioielleria.
Se passi per la Toscana, hai tre appigli per vedere da vicino queste eccellenze: l’Atlante degli Itinerari, che ne traccia quattordici in tutta la regione, il Museo del Tessuto di Prato, e Arezzo con la sua mostra dell’oro. Parti dalla lavorazione che vuoi guardare per prima, se hai tempo per una sola tappa, e cerca la sua città.
