Chi entra per la prima volta in un appartamento a Dubai nota tre cose, quasi sempre nello stesso ordine: le finestre a tutta altezza, l’assenza di corridoi e il fatto che la cucina sia separata dal soggiorno anche in metrature contenute. Sono scelte progettuali precise, che raccontano un modo di abitare diverso dal nostro.
Il patrimonio residenziale della città è quasi interamente costruito dopo il 2000, e questo cambia tutto: nessuna ristrutturazione da fare, nessun impianto da rifare, standard costruttivi omogenei. Le tipologie disponibili vanno dal monolocale in torre alle ville e case in vendita a Dubai nelle community residenziali, passando per i townhouse a schiera che sono il formato preferito dalle famiglie.
La logica degli spazi delle case a Dubai
Indice di Riferimento
La prima differenza è la distribuzione. Negli appartamenti si entra quasi sempre in un piccolo disimpegno che dà direttamente sulla zona giorno, senza corridoi. Lo spazio guadagnato finisce nel soggiorno, che è tipicamente più generoso del corrispettivo italiano a parità di metratura.

La seconda è la cucina, quasi sempre chiusa. È una scelta culturale legata alla cottura di piatti speziati, ma è anche una comodità pratica in un contesto dove si vive molto con l’aria condizionata accesa. La terza è il bagno: nei tagli da due camere in su la camera principale ha quasi sempre il suo bagno privato, e non è considerato un lusso ma uno standard.
Finiture e materiali
Il pavimento più diffuso è il gres di grande formato, chiaro, posato senza fughe evidenti. Il parquet è raro, per una ragione tecnica: l’escursione tra i quaranta gradi esterni e i ventidue interni mette a dura prova il legno. Le porte sono a filo muro, gli armadi quasi sempre a incasso e già inclusi, e le finestre hanno vetri stratificati con trattamento solare.
Un dettaglio che colpisce chi arriva dall’Italia: il balcone c’è, ma è pensato per le sere d’inverno, non per la vita quotidiana. D’estate lo spazio esterno che si usa davvero è la piscina condominiale, aperta anche di notte.
I servizi inclusi, il vero salto
È qui che il confronto con l’Italia diventa netto. Un condominio di fascia media a Dubai include quasi sempre piscina, palestra attrezzata, area bambini, spazio barbecue, portineria attiva e parcheggio coperto assegnato. Nelle community con villette si aggiungono parchi interni, campi da gioco e talvolta scuole all’interno del perimetro.
Tutto questo ha un costo, e ignorarlo è l’errore più comune. «Le famiglie italiane si innamorano dei servizi e dimenticano la service charge», spiega Riccardo Lucietti, fondatore di Lucietti Real Estate, boutique advisory che segue investitori e famiglie italiane a Dubai. «È una quota annuale calcolata al piede quadrato: copre tutto quello che si vede, dalla piscina al concierge. Su un progetto ben gestito è denaro speso bene, su uno gestito male è un salasso che scopri il secondo anno. È una delle prime cose che verifico, molto prima delle finiture.»
Le community, un modo di abitare più che un quartiere
La parola che ricorre più spesso quando si parla di case a Dubai è community. Non indica genericamente un quartiere, ma un complesso residenziale progettato in blocco, con un perimetro definito, una gestione unica e un mix di tipologie: torri, townhouse a schiera e ville, spesso attorno a un parco centrale o a un percorso pedonale.
Il risultato è un modo di abitare molto diverso dal condominio italiano. I bambini si spostano a piedi tra le case, le aree verdi sono manutenute dalla gestione, i negozi di prima necessità sono all’interno del perimetro. Per le famiglie è spesso l’elemento decisivo, più della casa in sé.
Arredare: cosa si trova già dentro alle case a Dubai
Un altro salto rispetto all’Italia riguarda ciò che è incluso. Nella maggior parte dei nuovi appartamenti si trovano già cucina completa di elettrodomestici, armadiature a incasso, illuminazione e talvolta le tende. Il concetto di casa al grezzo, tipico di molte compravendite italiane, qui semplicemente non esiste sul nuovo.
Cambia anche il modo di arredare: con finestre a tutta altezza e molta luce diretta, i tessuti scuri e i legni caldi tendono a scaldare visivamente ambienti già molto luminosi. La palette dominante è chiara, con materiali che riflettono e superfici opache, e le tende oscuranti sono una necessità pratica prima che una scelta estetica.
Vivere, non solo abitare
Chi valuta un trasferimento scopre presto che la casa è solo una voce del bilancio. Le altre, dalla scuola internazionale all’assicurazione sanitaria, dai trasporti alla spesa quotidiana, pesano quanto e a volte più dell’affitto, e variano molto in base al quartiere e allo stile di vita.
Per farsi un’idea concreta e non basata su sensazioni, sul sito di Lucietti Real Estate è pubblicata un’analisi dettagliata dei costi reali della vita a Dubai, suddivisa per tipologia di nucleo familiare e con le voci che di solito nessuno considera.
Un modo diverso di stare in casa
Al netto delle differenze tecniche, la sensazione che resta è che a Dubai la casa sia progettata attorno al clima e alla vita in comune, mentre in Italia è progettata attorno alla storia dell’edificio e alla vita privata. Nessuno dei due modelli è migliore in assoluto: sono risposte diverse a domande diverse.
Chi ci si trasferisce, però, racconta quasi sempre la stessa cosa: ci si abitua in fretta ad avere la palestra al piano meno uno, e molto più lentamente all’idea di non avere un balcone su cui vivere d’estate.
Lucietti Real Estate accompagna chi valuta questo passaggio con un approccio boutique: poche famiglie seguite bene, dalla scelta della zona alla consegna delle chiavi.
Riccardo Lucietti è il fondatore di Lucietti Real Estate, boutique advisory immobiliare a Dubai per investitori e famiglie italiane. Broker RERA Certified, investitore diretto dal 2022 e citato da Forbes nel 2024, è considerato uno dei punti di riferimento per gli italiani che vogliono comprare, investire o trasferirsi a Dubai.
