Hikikomori: cos’è, cause, segnali, sintomi e rimedi

Crescere un figlio non è mai semplice e quando tutto sembra procedere al meglio, quando gli equilibri e l’autonomia dei bambini si fa sempre più evidente ecco che arriva l’adolescenza che causa un nuovo tracollo e porta nuovi guai. E’ proprio durante questa fase che va dagli 11 ai 21 anni, che i nuovi giovani adulti subiscono vari cambiamenti non solo a livello ormonale ma anche culturale. La socializzazione si fa sempre più difficile, i cambiamenti fisici portano disagi e instabilità emotiva e sono sempre di più i giovani introversi che preferiscono isolarsi e rinchiudersi in un loro mondo. Rabbia, frustrazione, dolore prodotti dal mix intelligenza e sensibilità trascina sempre più ragazzi nel baratro dell’isolamento dell’hikikomori.

Il fenomeno sociale hikikomori è molto diffuso in Giappone dove sono oltre 5oomila le vittime accertate. Questa sindrome culturale, nel 2018, contava già 100mila casi di hikikomori italiani. Questo dato fa davvero rabbrividire ed è per questo motivo che vogliamo cercare di sensibilizzare le famiglie lanciando un piccolo campanello d’allarme verso questa sindrome sociale.

Chi sono gli hikikomori

Per prima cosa è importante sapere che l’hikikomori è uno stato fisico e psicologico che colpisce principalmente i giovani maschi primogeniti tra i 14 e i 30 anni di età.

Il termine hikikomori significa “stare in disparte“, “ritiro dalla vita sociale“. Le vittime di questo fenomeno sociale sono giovani creativi, intelligenti, introversi, sensibili che spesso hanno una situazione familiare in cui la figura paterna è assente o carente e c’è un attaccamento molto forte alla figura materna. In altri casi i genitori hanno molte aspettative nel figlio e lo mettono involontariamente sotto pressione. Allo stesso tempo a scuola sono vittime di bullismo o vivono il degrado dei loro coetanei in modo negativo. Questa visione pessimistica della società, il fallimento personale, la mancanza di integrazione porta i giovani alla scelta chiara e volontaria di isolamento e di conseguenza la reclusione sociale del soggetto. L’ikikomori quindi è una conseguenza di un malessere interiore provocato da persone e fattori sociali.

Come si comportano gli hikikomori italiani

Gli hikikomori italiani non riescono a integrarsi socialmente, hanno poca autostima e di conseguenza forti difficoltà di comunicazione a scuola e spesso il loro rendimento scolastico li porta all’abbandono dello studio.

In alcuni casi, grazie al mondo virtuale, considerato come ancora di salvezza, il loro unico pensiero è quello di tornare a casa, rintanarsi nel loro rifugio personale, la loro camera, per accedere alla loro seconda vita, quella costruita artificialmente attraverso avatar asessuati, potenti, vincenti con cui vivono una seconda vita, non reale, fatta di videogiochi dove possono essere chi si sentono di essere. Questo avatar cibernetico è il loro alter ego, così perfetto e preponderante che col tempo li scombussola a tal punto da portarli a stare svegli di notte e dormire di giorno. La creazione di questa proiezione virtuale aiuta gli ikikomori italiani a conoscere nuovi amici virtuali con cui allaccia rapporti molto profondi e importanti. Questi soggetti però non sono da confondere con geek e nerd che hanno dipendenza da internet in quanto il web è considerato un rifugio.

Non tutti gli ikikomori italiani hanno dipendenza totale dal web, alcuni si immergono nei loro pensieri, nel loro rifiuto della famiglia e della società, nel dissenso globale proprio per la loro sensibilità che li fa dissociare da tutto quello che sentono e che vedono intorno. Per trascorrere il tempo e non pensare leggono fumetti o manga giapponesi e guardano serie tv anche particolari grazie alle web tv e alle serie che non vanno in onda sulle reti tradizionali.

Come riconoscere i segnali e intervenire

Non è sempre facile riconoscere i primi segnali che portano un ragazzo a trasformarsi in un hikikomori. Ancora oggi ci sono tantissime famiglie che danno per scontato che la vita asociale e isolata del figlio sia normale. Spesso l’allarme arriva dai professori che notano l’effettivo disagio sociale del giovane e la sua presenza “assente e non partecipativa “, Spesso questi soggetti vengono giudicati sfaticati dando semplicemente la colpa al tempo che trascorrono al pc.

Tra lavoro, impegni, problemi familiari, non è facile notare il progressivo isolamento del proprio figlio e solitamente ci si accorge di questo quando è troppo tardi, quando il giovane è già perfettamente a suo agio nella nuova vita. Quando la famiglia si rende conto del cambiamento e vuole chiarimenti, il ragazzo diventa aggressivo e si rintana ancora di più nel mondo di internet, la sua salvezza, il suo mondo felice.

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Cosa non fare assolutamente

Il primo passo che un genitore preoccupato compie è quello di litigare con il figlio cercando di sapere perché si comporta in quel modo. La volontà legittima dei familiari di comprendere cosa lo ha indotto a cambiare porta la situazione a degenerare. L’ insistente volontà di comprendere le motivazioni del figlio ha come conseguenza un isolamento ancora più evidente da parte sua, perché si sente braccato, incompreso e violato proprio dalle persone che dovrebbero capirlo meglio di altre.

Alcune famiglie non riescono a reggere la situazione e lasciano perdere, altre invece si rivolgono a specialisti che trattano l’ikikomori come un disturbo mentale e quindi sottopongono il paziente a sedute di psicoterapia e lo trattano con psicofarmaci.

Come si interviene per salvare un hikikomori?

Il problema di base di un hikikomori è la sua sensibilità e la sua visione distorta e pessimistica della società. Per questo motivo è importante imparare a rispettare gli spazi dell’hikikomori e annullare quella sorta di ruolo genitoriale gerarchico. In questo modo la barriera che il ragazzo ha costruito anche verso i genitori comincia ad appianarsi e in questo modo è possibile ricostruire la relazione sociale familiare.

E’ importante che il ragazzo abbia un po’ di controllo della sua vita reale ma questo è difficile negli spazi di casa e nel contesto sociale in cui vive. Un suggerimento è quello di lasciare il figlio da solo per un fine settimana per responsabilizzarlo. Per spronarlo a uscire dal suo rifugio e dare una svolta costruttiva che gli permetta di tornare a vivere normalmente spesso è necessario cambiare contesto, spostarsi in un ambiente diverso, lontano dalla casa di origine e talvolta dai genitori stessi.

L’ikikomori deve distruggere le basi che ha costruito nel suo contesto sociale, sradicarsi e ricostruirsi responsabilizzandosi anche in un posto diverso dove può svelare la sua vera natura e sensibilità, dove può dimostrarsi autonomo e risocializzare con chi non lo etichetta per il suo passato ma lo apprezza per il suo presente.

Se pensate che vostro figlio o un vostro parente sia un hikikomori vi consiglio vivamente di contattare l’associazione hikikomori Italia per trovare sostegno e consigli utili per reinserire il ragazzo nella società.

Tags : disagi adolescenzialiproblemi adolescenzialiproblemi familiari
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12 commenti

  1. In un mondo dove tutto appare sempre più difficile, chiudersi in se stessi talvolta appare l’unica soluzione per chi è più fragile. Bisogna però rompere il muro della chiusura e aiutare chi decide di ritirarsi dal mondo a riassaporare il piacere di vivere la realtà esterna.
    Maria Domenica

  2. Io ne ho sentito parlare grazie a un corso fatto il mese scorso, lavorando con i ragazzi dobbbiamo essere pronti a capire i segnali. La nostra è una società che carica il giovane di problemi creando il lui uno stato di confusione e malessere

  3. Negli ultimi anni sono in aumento tantissime problematiche, non soltanto Questa. Secondo me una percentuale di causa ce l’ha anche internet poi chissà potrei sbagliarmi

  4. Avevo letto di questo problema. Secondo me però molto è da ricondursi alla famiglia. Se la famiglia non è presente, non lo aiuta, non lo supporta mai, non lo apprezza e in più trova i bulli, per forza si isola. E’ un discorso da fare anche nelle scuole e ai genitori dei bulli che non li vedono tali, ma solo un po’ aggressivi e li difendono.

  5. Non ne sapevo nulla… o meglio, li conoscevo come Nerd, ma non con questo nome orientale.
    Bhe… direi che la situazione è piuttosto complicata!!! Gestire un adolescente che attua questa chiusura netta verso gli adulti deve essere davvero difficile!!!!

  6. ho sentito parlare o forse letto di questa sindrome qualche tempo fa…… purtroppo lo sto notando…. forse sarà anche colpa di internet, tanti si rifugiano nel mondo virtuale piuttosto che affrontare la realtà

  7. È proprio vero quando sembra andare bene arriva l’adolescenza che stravolge il tutto,l’unica è stare vicini ai nostri figli anche quando non vogliono.

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